domenica 14 giugno 2009

image du jour


via Guardian online

mercoledì 27 maggio 2009

The kingdom



da oggi qui è anche li

giovedì 21 maggio 2009

home sweet home- ice land hic

mercoledì 20 maggio 2009

trova l'intrusa- brinda con papi


and justice for all...

reading is sexy- Paul Auster









Tom non aveva idea del perchè stesse resistendo così ad Harry. Non credeva neanche a un
decimo delle cose che gli diceva, ma ogni volta che il libraio rilanziava l'offerta puntava i piedi e cominciava a contrapporgli le sue ridicole motivazioni e giustificazioni. Tom sapeva che lavorare per Harry sarebbe stato un miglioramento, ma la prospettiva di diventare un aiuto-libraio non era delle più esaltanti e c'entrava poco con quello con quello che aveva in mente quando sognava di rimettere a galla la sua vita. In sostanza era un passo troppo breve, un contentino troppo futile dopo tutto quello che aveva perso. Così il corteggiamento continuò, e più cresceva il disprezzo di Tom per il proprio lavoro, più ostinatamente difendeva la propria apatia, e più diventava apatico, più disprezzava se stesso. In circostanze così cupe la sferzata di "averne fatti trenta" ebbe effetto su di lui, ma non al punto di spingerlo ad agire; e anche se il suo pranzo al banco del Metropolitan Diner si era concluso con la decisione di trovare un altro lavoro al massimo entro un mese, passato quel mese lavorava ancora per la compagnia di taxi 3-D.
Tom si era sempre chiesto cosa significassero quelle tre D, e adesso era convinto di saperlo. Diperazione, Disfacimento e Decesso. Disse a Harry che avrebbe valutato l'offerta e poi, come sempre, non fece nulla. Non fosse stato per il crack dipendente vaneggiante e ubiraco che gli puntò una pistola contro la gola all'angolo tra Fourth Street e Avenue B in una fredda notte di gennaio, chissà quanto sarebbe durato l'empasse...Ma finalmente Tom capì e la mattina dopo, quando entrò nel negozio di Harry e gli disse che aveva deciso di accettare il lavoro, la sua esperienza come tassista si concluse di colpo.
-Ho trent'anni,- dichiarò al suo nuovo principale. -E venti chili di troppo. Non faccio l'amore con una donna da più di un anno, e nelle ultime dodici notti...anzi dodici mattine, ho sognato ingorghi in dodici diverse zone della città. Potrei sbagliarmi, ma credo di essere pronto per cambiare.

P. Auster- Follie di Brooklyn

martedì 12 maggio 2009

say "cheeeeese"-



ho sempre pensato che le immagini fossero furbissime imitazioni della realtà nelle sue due uniche accezioni: negativa e positiva; nessun aut/aut, solo due soluzioni complementari.
Se i supporti fotografici fossero persone la pellicola potrebbe essere qualcuno che porta il negativo al positivo, che riesce a vedere al di là delle cose per come si presentano, che cerca soluzioni diverse con fatica e interesse, dentro la camera oscura guarda nell'ingranditore immaginando le correzioni necessarie.
le polaroid sono più incerte: si scatta ma poi bisogna prendersene cura, massaggiarle per distribuire l'emulsione, sperare di aver azzeccato la giusta combinazione di tempi e luce e altrimenti riprovare, come se le possibilità fossero infinite ma si dovessero sfogliare una per volta in una specie di percorso per poter arrivare al risultato, fallendo fino alla riuscita.
il digitale è risoluto, non dà molto spazio alle sorprese, diciamo che potrebbe essere un calcolatore nato: decide le impostazioni ed è già quasi sicuro che otterrà quel che vuole, ma quasi senza sfumature e margine d'errore.

un mese fa ho deciso di tirare fuori materiale di ogni tipo scattato o sviluppato anni fa che conservavo sotto il letto. ad un certo punto ha quasi cominciato a lamentarsi, tenendomi sveglia tutta la notte; allora ho dovuto liberarlo, spolverarlo e archiviarlo per bene, ogni fotogramma, ogni provino, come se volesse essere guardato per esistere davvero di nuovo, ed è buffo come le cose a distanza di tanto tempo sembrino così diverse, come tutte le facce e i posti risalgano alla memoria e si guadagnino il loro posto assumendo un senso o semplicemente raccontando una storia, perchè è forse questo che conta: capire dove e cosa siamo stati, per tornare ad esserlo ancora.
UPDATE "capire dove e cosa siamo stati, per tornare ad esserlo ancora..oppure non pensarci più"

giovedì 23 aprile 2009

salone del mobile 2009- non ho l'età edition


foto: spiers65

per quest'anno non cambiare, stessa spiaggia stesso..
premessa: a Milano c'è il salone, ogni anno. si espone fuffa, ma anche roba bella, ogni anno. la città si riempie di gente, certo speriamo che non si mettano a mangiare sui marciapiedi, questi stolti turisti, come ogni anno. e si, saremo circondati da finlandesi col panama e milanesi drogati di frizzantini gratis, se è questa la cosa che più vi da fastidio magari andate in vacanza, ma il misantropismo da salone è una malattia inflazionata e la terapia è semplice: cercate di approfittare di questi rari 7 giorni in cui Milano, almeno un pò, vive. da lunedi prossimo tornerà tutto nella norma, esercito sotto casa, strade vuote alle 20 e kekab proibito compreso.


il primo giorno di salone inizia con una sveglia mal settata, mezzora di ritardo secca impiegata a vestirsi a caso e correre verso la triennale e la mia compare congelata all'ingresso; l'impatto non è male, c'è gente ma non troppa e soprattutto ci sono i giapponesi, una sicurezza con i loro giochini disco bambina spiegati ad ogni passante con una gentilezza disarmante; gli amici del sol levante ci accolgono con una serie di gadget imperdibili
- lo swiffer-bruco, ovvero un rettangolo lungo 20 cm e spesso 5, ricoperto da uno swiffer, che farà amabilmente il giro di casa vostra strisciando letteralmente come un bruco e illuminando degli occhietti rossi. tenerissimo.
- il divano semovente:quattro parallelepipedi rivestiti come un pouf che si muovono per la stanza a seconda degli imput che vogliamo dargli, praticamente un twister solido. alla gentile richiesta dello standista (do you wanna try?) comincio a tremare, mi rendo conto delle mie scarsissime capacità atletiche e declino. pensando però che forse è facile come saltare sugli scogli. non lo scoprirò mai.
- il muschio. il vero, grande protagonista del salone 2009, pare. se non hai una ciotola di muschio nel tuo stand sei fuori; dimenticate le gite al mercato con la mamma sotto natale per comprare il muschio da presepe, qui si parla di sconfinate e morbidissime collinette verdi intervallate da bulbi e orchidee rigogliosissime. se non avete gatti si può fare. io rinuncio, vedo già il mio giardino zen muschiato diventare cassettina.
- un meraviglioso tessuto idrorepellente ispirato all efolgie di loto: raccoglie l'acqua e la risputa in migliaia di goccioline iridescenti. alla sciura vicino a me sembravano spermatozoi. high five sciura, la menopausa può aspettare.
- mascherine anti smog a forma di muso di scimmia. non fossero state indossate da manichini bianchi alti 2 metri vestiti di camicie di forza muji non le avrei neanche viste. non le avessero sfoggiate due standisti giapponesi su tre, dentro la triennale, in completa assenza di smog, tenute indosso anche mentre vi spiegano il funzionameno del bruco swiffer, non ve ne avrei neanche parlato.

lo spazio "hermes per i giovani designers" lo giriamo in tre minuti, a parte l'affollamento di ex colleghi con dodici cognomi il catering è solo dolce e la macchinina a pedali da seimila euro mi fa rabbrividire

l'installazione di fabio novembre- che io pensavo essere un nano peloso e invece è la cosa che più si avvicina alla definizione di "splendido quarantenne", mi taglia la strada in completo maròn alla velocità della luce, inutile dire che inciampo girando la testa di 360 gradi collegando faccia e nome solo svariati minuti dopo. un enorme fiore mosaico composto da milioni di piastrelline rosse, petali concentrici dentro i quali trovano alloggio i suoi pezzi più famosi. ecco, il fiore in sè era bellissimo, installazione davvero riuscita, belle le luci, bella la struttura, magnifica atmosfera. però schiaffarci dentro i tuoi lavori vecchi forzandone il senso è un pò come cliccare "like" sullo stato di facebook che hai appena scritto. cheappata.

usciamo dalla triennale, fuori diluvia come se non ci fosse un domani. e invece c'è. domani fiera.